Apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2018

Interrogarci, discutere, far festa. Un messaggio di responsabilità e utopie concrete per salvare il pianeta. Con queste speranze è stata aperta la seconda edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile a Parma, che dal 25 al 27 maggio ospita 62 dei circa 700 eventi sparsi in tutto il territorio italiano. All’apertura erano presenti Paolo Andrei, rettore dell’Università di Parma, Federico Pizzarotti, sindaco della città, il prefetto Giuseppe Forlani e Alessio Malcevschi, coordinatore del Festival e docente universitario.

L’UNIVERSITÀ DEL FUTURO. Paolo Andrei spiega qual è il fil rouge che collega università e Festival, tanto forte da rendere l’Ateneo uno dei partner principali dell’evento. “Ricerca e formazione non possono agire senza interrogarsi sul futuro”, afferma il rettore; raccogliendo la sfida lanciata dell’Agenda 2030, l’università italiana non può più fare gestione o programmi di studi e ricerca, senza avere come fine ultimo la salvaguardia della Terra. In quest’ottica, la facoltà è solo uno degli attori che partecipa al dibattito sulle strade da percorrere; associazioni, imprese e società civile sono invitati e devono partecipare al dialogo, per la costruzione di uno sviluppo sostenibile che tenga conto di impatti sociali e sostenibilità economica, ridando la giusta centralità alle persone e ai loro bisogni. Ma il Festival non è il punto di arrivo. Semmai è il punto d’inizio: come ricorda Andrei bisogna passare ad azioni concrete, che vadano oltre i convegni fatti in un’aula.

ECO TREND.Parlare oggi di sostenibilità è diventata una moda; la cosa più complessa però rimane far cambiare idea alle persone”; così parla Federico Pizzarotti, sindaco della città di Parma. Il primo cittadino sottolinea come sia difficile far cambiare le abitudini dei parmigiani, a favore dell’ambiente, nelle azioni di tutti i giorni. Che si parli del trasporto in automobile o del packaging eccessivo; vivere in modo ecosostenibile spesso è questione di rinunce, che per quanto piccole non si è disposti a fare. Anche le campagne di sensibilizzazione servono a poco: per Pizzarotti “l’immagine della tartaruga avvolta nella plastica non funziona; la tartaruga colpisce chi è già sensibilizzato”. Non rimane che alla politica la missione di suscitare emozioni ed interesse, in modo tale che il cambiamento sia reale. Ma il compito di fare nuove leggi non è affidato in esclusiva allo Stato: anche in realtà più piccole si possono introdurre policy di lungo periodo, che abbiano come obiettivo l’attuazione dei 17 punti di sviluppo sostenibile. In tal senso Parma, nella giornata del 26 maggio, chiuderà al traffico buona parte del centro storico a favore di una zona completamente pedonale e ciclabile: questa giornata è solo una delle tante facenti parte del progetto sperimentale P- Days, che vuole combattere il problema delle emissioni nella città ducale.

FUTURO A SOMMA UNO. È Malcevschi a ricordare ai presenti qual è il premio in palio, qualora riuscissimo a raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030: “Se vogliamo vivere, il nostro orizzonte devono essere le generazioni future”. Ma lo sforzo in tal senso deve essere collettivo; come spiega il prefetto Forlani si tratta di una responsabilità, nei confronti di questa e delle prossime generazioni, “personale e condivisa, che va rinnovata ogni giorno”. Anche l’idea di futuro deve essere rivista: se prima il futuro veniva visto come sempre migliore del passato, oggi si parla sempre più di retrotopia, in alcuni casi di distopia. Malcevschi, citando Enrico Giovannini, ci dice a cosa dobbiamo aspirare: un’utopia sostenibile. Che certamente non dà una soluzione definitiva a tutte le problematiche complesse dell’ambiente, ma è un processo in continuo divenire. “Utopia significa questo – spiega il professore – non sappiamo dove andremo, ma non vogliamo stare fermi. Vogliamo camminare”.