Ricompensare il lavoro, non la ricchezza

La riduzione delle disuguaglianze sociali è il decimo goal dell’’Agenda 2030 sottoscritta dall’ONU, ma soprattutto è il principale obbiettivo di molte associazioni no profit come Oxfam. A presiedere l’evento “Ricompensare il lavoro non la ricchezzavi era Elisa Bacciotti, che dal 2003 insieme ad Oxfam si occupa del settore dell’economia sociale e solidale promuovendo un gran numero di campagne a favore del tema. Oxfam è una Ong no profit britannica fondata nel 1942 che pian piano si è estesa in molti paesi del mondo tra cui l’Italia; qui è attiva dal 2010 e porta avanti il lavoro di Ucodep, altra associazione non governativa fondata ad Arezzo nel 1990.

Ma precisamente Oxfam di cosa si occupa?

L’azione di Oxfam parte dal basso e si sviluppa attraverso campagne di opinione, che mirano ad interagire con la politica, con i media ma in particolar modo ascoltano attentamente le opinioni dei cittadini, per cercare di captare strategie vincenti per il miglioramento sociale e l’abbassamento delle disuguaglianze. Il loro lavoro di ricerca si materializza tramite l’apporto di aiuti umanitari nelle situazioni più critiche e nel caso più specifico con la proposta di “progetti generatori di reddito”, che seppur a lungo termine hanno come minimo comune denominatore l’uguaglianza, la democrazia e la giustizia sociale.

Le disuguaglianze sociali in genere dipendono fortemente dalla disuguaglianza di reddito. I dati delle ricerche condotte dal 2015 ad oggi dicono che l’1% della popolazione mondiale possiede più ricchezza netta rispetto al restante 99%. A confermare questa tesi i dati del 2017 che ci mostrano come l’82% della ricchezza globale è ad appannaggio dell’1% più ricco , con il 50% della popolazione globale che non ha beneficiato di questo incremento. Bacciotti ha ravvisato in questa dinamica una “crescita non inclusiva”, che tende a marginalizzare larghe frange della popolazione mondiale. Ciò comporta una estrema disuguaglianza che non permette a milioni persone il superamento della soglia di povertà. Ad acuire la povertà è lo sfruttamento del lavoro, principale causa della povertà estrema, che ad oggi colpisce 9 cittadini del mondo su 10. Strettamente connessa con lo sfruttamento del lavoro, tanto da incidere direttamente sulla povertà, è l’elusione fiscale. Attuata dalle multinazionali o dalle grandi aziende che, attraverso dislocazioni fiscali e organizzazioni strutturate in stile scatole cinesi, riescono ogni anno ad eludere il fisco. L’ammanco di danaro da loro creato va a scapito dei cittadini che, a differenza loro, sono a volte vessati dal carico fiscale. Solo qualche anno fa lo scandalo “Panama Papers” ha messo in luce questa dinamica, che ha portato nelle casse dei paradisi fiscali circa 7.600 miliardi di dollari, per lo più in fuga dall’Europa e dagli Usa. Per combattere ciò Oxfam propone una maggiore chiarezza e trasparenza sui contribuenti dei paradisi fiscali, ma soprattutto un maggiore bilanciamento tra la crescita della ricchezza globale e quella di reddito, quest’ultima fortemente compressa, non a caso il 56 % della popolazione mondiale vive in media con 2-6 euro al giorno.

Bisogna quindi migliorare la ricchezza e il reddito globale incrementando la loro crescita, ed in particolar modo attuare delle politiche e pratiche predistributive e redistributive. Le prime mirano alla tutela della componente fiscale, le seconde a garantire tutte le componenti per uno stato sociale adeguato.

Seppur impotenti rispetto alle dinamiche economiche mondiali noi nel nostro piccolo possiamo iniziare a muoverci. Come? Aderendo alle campagne e attuando già nel nostro quotidiano un consumo responsabile, privilegiando tutte quelle aziende che tutelano i lavoratori. Possiamo dunque attuare quotidianamente il nostro voto con il portafoglio, incidendo così sul quadro internazionale.

Salvatore Cappabianca