Amitav Ghosh e la grande cecità

Esiste la consapevolezza che il cambiamento climatico altro non è che il risultato che ha permesso all’Occidente di arricchirsi a scapito del resto del mondo” esordisce così Amitav Ghosh, celebre scrittore indiano che vive a New York, autore de “La grande cecità, il cambiamento climatico e l’impensabile”, intervenuto al Festival dello Sviluppo Sostenibile. L’incontro, al Palazzo del Governatore, è stato condotto da Diego Saglia, direttore del Dipartimento Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese culturali dell’Università di Parma e da Marina Forti, giornalista e collaboratrice di Internazionale.

Ghosh ha presentato sotto un inedito punto di vista il cambiamento climatico in corso: “Pensate che il Pentagono è il più grande consumatore di energia negli USA, un quinto del totale, e che nel mondo l’esercito americano mantiene vaste flotte di veicoli, navi, velivoli, molti dei quali consumano enormi quantità di combustibili fossili. Una portaerei consuma 6 mila litri di carburante all’ora quindi, queste navi, consumano al giorno tanto quanto un villaggio del Midwest americano”.

Solo per le operazioni militari in Medio Oriente gli Usa consumano 1 miliardo e mezzo di litri all’anno, che è più del consumo annuale del Bangladesh.

Inoltre – prosegue incalzante Ghosh – non si tengono in considerazione due fattori molto importanti: le emissioni dei rifiuti generati dal processo di costruzioni delle armi, navi, aerei né dell’espansione del settore degli appaltatori della difesa, o mercenari, la cui presenza sta crescendo rapidamente nel mondo”.

Portando esempi dal passato il letterato indiano spiega la connessione tra la crescita economica e l’uso dei combustibili fossili, applicate alle azioni di conquista. In altre parole: “La capacità di un paese di potenziare la propria forza militare è legata alla dimensione dell’impronta di carbonio e questo è così da quasi due secoli”.

A questo punto lo stesso relatore si pone una domanda: “È possibile che il cambiamento climatico stesso sia una ragione della crescente militarizzazione del mondo? – e si risponde celermente – A mio avviso sì. Il cambiamento climatico ha dimostrato l’insostenibilità dell’economia dei combustibili fossili e questi ultimi hanno rafforzato i poteri imperiali in relazione alle loro economie”.

Il riscaldamento globale racchiude e svela nudo e crudo un’altra importantissima faccia che non viene riportata al centro delle conferenze sul clima o dei documenti ufficiali e questo perché si tende ad affrontare il problema dal punto di vista economico e tecnologico ma, in realtà, Ghosh ci svela un altro lato: “Sono la questione del potere del dominio e il mantenimento del proprio status quo ad essere al centro del cambiamento climatico, la sostenibilità quindi non è solo una questione che può essere risolta con la tecnologia e con calcoli economici”.

I cambiamenti climatici, così interpretati, dimostrano che lo status quo non può durare e ciò che ci attende è un grande cambiamento nella distribuzione globale del potere con uno sconvolgimento tanto grande afferma Ghosh “quanto quello della rivoluzione industriale o meglio con una rivoluzione dei combustibili fossili”. Alla domanda chi saranno i vincitori e i perdenti nella nuova rivoluzione energetica lo scrittore risponde alzando gli occhi al cielo ma con fermezza: “Non lo sappiamo, ma coloro che hanno approfittato dello status quo sono coloro che hanno il massimo da perdere. Rimane da vedere se questo porterà a nuovi conflitti, tuttavia la dinamica non può essere affrontata da soluzioni tecnologiche ed economiche perché la questione centrale è il potere”.

Allora in conclusione sorge spontanea la domanda: e quale potrebbe essere la conseguenza a un rapido passaggio a fonti energetiche alternative?

Ghosh risponde riportando una casistica legata sempre ai combustibili fossili e alla loro importanza nella geopolitica internazionale: “Innanzitutto l’economia mondiale del petrolio è sempre stata sotto il controllo dell’Usa e dell’Inghilterra e per partecipare a questo teatro gli attori devono usare dollari oltre a spedire il petrolio attraverso colli di bottiglia che sono sotto il controllo degli Usa – prosegue – L’energia rinnovabile quindi potrebbe sconvolgere questo campo: l’energia solare, per esempio, non dovrebbe essere pagata in dollari né passare tramite i chokepoints e questo significherebbe che fonti di energia alternative potrebbe essere una minaccia per l’ordine mondiale”.

In conclusione lo scrittore riporta un’amara considerazione mentre sullo schermo compare il dipinto di Goya “Saturno che divora i suoi figli”: “In molte tradizioni religiose la figura dell’odio è il demonio e nella mitologia Indù si dice che il mondo finirà quando sarà consumato dai demoni. Bene, ora sappiamo chi sono i demoni: noi stessi”.

Giulia Berni