Parma Resiliente, la città di fronte alla sfida dei cambiamenti climatici

Nella foto da sinistra: Giovanni Tedeschi, Enzo Bertolotti, Davide Graziani, Tiziana Benassi, Patrizia Rota, Giovanni Fini.

L’idea dell’incontro Parma Resiliente, la città di fronte alla sfida dei cambiamenti climatici condotto da Davide Graziani e Giovanni Tedeschi dell’Ordine degli Ingegneri di Parma nasce da un corso organizzato dal Water Center (centro acque dell’Università di Parma): “Cambiamento climatico mitigazione e adattamento”. Due parole molto diverse. Mitigazione è far sì che i cambiamenti climatici non aumentino né peggiorino, come ridurre i gas clima alteranti, mentre adattamento è sapere che i cambiamenti climatici sono già in atto e quindi occorre cambiare la pianificazione pubblica per rispondere ad essi. Parlando nello specifico della città di Parma, sono tre gli aspetti più impattanti: siccità, eventi estremi (rischi idrogeologici imprevedibili) e isole di calore, che sono sempre più frequenti, e questo sta diventando un problema sanitario. Non si recupera lo stess di queste ondate di calore. Tutti questi aspetti vanno messi insieme in un piano per gestire e progettare la propria città in maniera sostenibile.

La risposta della città di Bologna. Agire per i cambiamenti climatici a livello locale è molto difficile perché ovviamente non è una questione che riguarda ogni città nella sua nicchia ma si subiscono modificazione da tutto il territorio circostante. Possiamo però fa notare alcuni aspetti: “il tipo di manutenzione del territorio non è più adeguato al clima che ci troviamo ad avere – spiega Giovanni Fini, Coordinatore Progetti UI Qualità Ambientale per il Comune di Bologna -. Negli ultimi anni per esempio si nota un aumento del numero consecutivo di giorni senza pioggia. C’è sempre stata variabilità dentro un range, ma dagli anni Novanta questo numero tende ad aumentare”. Da qui si redige un progetto partendo da una situazione locale e tenendolo monitorato, come è stato fatto a Bologna. Il Piano di Adattamento approvato nel 2015 infatti, è uno dei primi in Italia. “Ci siamo concentrati sulla necessità di associare ad ogni strategia che il piano aveva, degli obiettivi concreti e misurabili”, continua il dottor Fini. Questo dà la possibilità di tener monitorato processo e attuazione. Obiettivi primari del progetto sono sostenibilità e equilibrio delle falde profonde, cambiare la struttura della città per diminuire il fenomeno delle isole di calore, introducendo alberi e intervenendo per inverdire edifici esistenti e aree del centro storico, limitare l’enorme urbanizzazione, ripermeabilizzare aree, intervenire sulla rete fognaria, mettere in sicurezza le infrastrutture e manutenzione del patrimonio storico.

Cosa ha fatto e sta facendo Parma. La città segue un piano d’azione approvato nel 2013/14 chiamato PAES attraverso il quale si vuole rendere sostenibili scuole, condomini, mobilità e aziende. “È una visione a 360 gradi – spiega Enzo Bertolotti, responsabile del settore energia e sismica del Comune di Parma -. Nel 2017 dal controllo effettuato dall’UE abbiamo visto che più del 50% delle azioni è già stato portato a termine, il 40 % è già avviato, e solo l’1 % non è partito”. L’adattamento ai cambiamenti climatici verrà inserito all’interno del PAES perché funga da riferimento sia per la Giunta comunale, sia per i cittadini. Sugli adattamenti non ci siamo ancora impegnati in maniera diretta, ma si stanno aprendo tavoli di discussione. Il Comune di Parma ha inserito gli obiettivi dell’Agenda 2030 all’interno di un progetto europeo a cui in città viene dato il nome di “Parma Futuro Smart”. Sei città europee sono faro di questa iniziativa e Parma è follower, con lo scopo di progettare la città scambiandosi le esperienze in modo che diventino replicabili, comunicando il proprio percorso locale.

Scopo finale è avere una città moderna ma a misura d’uomo, tenendo presente della rete sociale e di quella territoriale e dando luce alla intersettorialità della sostenibilità – spiega Tiziana Benassi, assessore all’Ambiente del Comune di Parma -. All’interno di questo progetto sono già inseriti anche diversi obiettivi dell’Agenda 2030 per scelta personale della città di Parma, che dà un valore aggiunto all’iniziativa e sposta l’attenzione non solo sull’innovazione della smart city ma sugli obiettivi generali della sostenibilità”. La ciclabilità è un esempio. Il 24% della popolazione si sposta già su bicicletta o a piedi, e il desiderio è quello di ridurre chi usa il mezzo proprio per spostarlo verso la bicicletta o i mezzi pubblici.

Ricerche condotte da Patrizia Rota, dottoressa di ricerca e funzionaria del Comune di Parma, mettono in luce altri aspetti della città e della regione in generale. A livello di temperature medie, la situazione in Emilia Romagna va peggiorando già tra il 1961 al 1990, e ancora di più tra 1991 al 2015. Addirittura il tasso di mortalità è più alto nel 2015 rispetto alle medie degli anni passati e sono colpite specialmente le donne, nel mese di luglio ed agosto anche sul nostro territorio. Questo non significa che vi sia un rapporto diretto causa-effetto, ma è un elemento che deve far riflettere.

Il piano climatico è una novità qui in Italia ma non ne resto d’Europa – spiega Rota -. In Germania già dal 1991, il dato climatico è alla base dei piani di progettazione. Stoccarda ne è un esempio perfetto che per rinfrescare l’ambiente è stata costruita in modo da favorire le brezze all’interno di corridoi tra le vie”.

Un altro studio dimostra anche che il 93% degli edifici che hanno temperatura superficiale elevata, si trovano all’interno della zona urbana (sono stati analizzati gli edifici residenziali con un campione su 10.000, analizzando struttura e area attorno ad esso).

Il risultato dell’incontro è ricordare e avvalorare le potenzialità insite nel comune di Parma inseribili nel panorama del riciclabile e del sostenibile perché come viene ricordato durante l’incontro citando Andy Warhol: “Avere la terra e non rovinarla è la forza d’arte più bella che si possa desiderare”.

Giulia Moro