Preparare il terreno per l’Agenda 2030, la sfida della sostenibilità

La sostenibilità come unica strada possibile. È ruotato attorno a questo concetto uno degli incontri clou del Festival dello Sviluppo Sostenibile, “Preparare il terreno per l’Agenda 2030“, tra Enrico Giovannini, portavoce Asvis, Gunter Pauli, fondatore della blue economy in collegamento video da Parigi e Grammenos Mastrojeni, diplomatico della Farnesina in cooperazione internazionale.

Nella foto: al tavolo da sinistra Alessio Malcevschi, Enrico Giovannini, Grammenos Mastrojeni. Alle spalle, in video, Gunter Pauli.

Non  si nasconde la preoccupazione, per il futuro del pianeta e dell’umanità, tra i relatori. “Risale al 1972 la presa d’atto che il pianeta aveva le risorse finite, – ha ricordato Pauli – ma le politiche per anni non sono cambiate; negli anni Novanta dopo Kyoto fui stimolato a studiare un nuovo modello di sviluppo a zero emissione, zero rifiuti e alta competitività con il resto del mercato. Era molto ambizioso. Ma era la strada giusta: questa è la blue economy, trasformare un problema in un’opportunità per tutti ed è la battaglia quotidiana, perché dobbiamo fare qualcosa di fondamentalmente diverso”. Ad esempio ideare pannolini biodegradabili e compostabili per il quale Pauli riceverà a Parigi un premio di 1 milione di euro per l’innovazione. “È un cambio di design – si infervora il belga, teorico della blu economy – che è un cambio di paradigma. Abbiamo lavorato per cinque anni in Germania, India e Danimarca per immaginare il pannolino di domani, non del futuro. Non capisco come le industrie continuino a usare plastica non degradabile per pannolini che vanno sui bambini, che hanno la pelle delicata. La novità consiste nell’usare fibre di bambù”. Questo nuovo pannollino sarà libero da brevetto, in cambio di un investimento in piantumazioni di alberi.

Si aggancia a questo esempio Giovannini per introdurre il tema sostenibilità “che ci fa un regalo unico: la complessità e ci obbliga a cooperare per risolvere i problemi. È il modo esatto contrario alla nostra società che, infatti, non funziona: continuiamo a cercare soluzioni semplici e messaggi comunicabili in un lampo quando invece i problemi sono complessi. E Gunter Pauli ci dice: ripensa il pannolino”.

Siamo di fronte al trilemma sul futuro: – avvisa Giovannini – una visione distopica, supernegativa, una retrotopica: la paura del futuro ci spinge a sperare in un utopia del ritorno al passato: la retrotopia. La tentazione di tornare indietro. La terza alternativa è l’utopia sostenibile. Alcuni la ritengono irrealizzabile, per altri è la via pragmatica a un futuro che non ci piace”. Naturalmente è la strada prescelta da Giovannini che è preoccupato ma fiducioso: “L’Agenda 2030 sta facendo mobilitare persone in tutto il mondo che accettano sfida della complessità. È un fiorire di proposte per rifondare su basi sostenibili la nostra società. E abbiamo bisogno di politiche che ci facciano fare salto straordinario e rendano i cambiamenti sistemici, non più solo pratiche locali e creando nuovi business con nuovo modo di pensare, attività economiche che creano valore aggiunto integrato con valore sociale e ambientale”.

Mastrojeni, dopo aver ricordato che “il vero ruolo del diplomatico è costruire la pace, non fare il difensore del proprio Paese. È una missione condivisa da tutti. Le Nazioni Unite hanno come unico obiettivo costruire la pace” sottolinea che “la sostenibilità non solo è necessaria e senza alternativa ma conveniente”.

E su questo aspetto della convenienza si innesta il ragionamento sulla Cina, che ha imboccato con decisione la strada delle politiche “green”, facilitata dalla catena di trasmissione tra decisione del governo ed esecuzione dei livelli subordinati e dei cittadini e, invece, la crisi della democrazia che rallenta i tempi decisionali in un momento storico in cui il cambiamento dev’essere rapido. “C’è una debolezza della leadership in Occidente” chiosa Giovannini.

Francesco Dradi