Promuovere le competenze delle nuove generazioni per raggiungere gli SDG’s

Giovani, dotati e senza risorse”; così il giornale The Economist presentava i millenials nel 2016. A due anni dall’articolo, e a tre anni dalla creazione dell’Agenda 2030 dell’Onu, la situazione sembra non esser cambiata: anche se si parla molto di gioventù, quello che manca rimane proprio il dialogo con i giovani. Per questo l’intervento al Festival di Dario Piselli, volto del goal numero 8 dell’Agenda 2030 per il calendario Lavazza e membro del SDSN Youth, sembra sottolineare un punto di svolta. Come a dire: il dialogo c’è già, bisogna solo alzare il volume.

In foto: Dario Piselli con Martha Mancuso di Legambiente

Nel 2012 l’allora segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, crea il SDSN, Network delle Soluzioni per lo Sviluppo Sostenibile. Scopo del network è scoprire come attuare, partendo dagli SDG’s, un reale sviluppo, sempre tenuto conto dei limiti materiali del pianeta. Tre anni dopo verrà creata la sezione giovanile di SDSN, che ha come mission l’educazione dei giovani sui 17 obiettivi da raggiungere entro il 2030; allo stesso tempo, SDSN Youth lavora come piattaforma per connettere e creare sinergie tra i giovani e l’intero mondo della società civile. La speranza è quella di dare loro gli strumenti necessari per affrontare le sfide del futuro. “I giovani sono un capitale umano che non ci possiamo permettere di perdere”, spiega Piselli, specificando come il gruppo SDSN Youth vada ad agire proprio sull’eliminazione delle barriere di accesso al mondo della finanza, e non solo.

Ma quali sono le problematiche che deve affrontare un ragazzo per rendere concreta una propria idea? Nonostante la distanza geografica, le problematicità riscontrate dai ragazzi di tutto il mondo sono fondamentalmente le stesse: difficoltà ad accedere a crediti o finanziamenti; impossibilità di avvicinarsi a situazioni di mentoring o di consulenza da parte di esperti; difficoltà ad accedere a network lavorativi. Ultimo ma non ultimo, la mancanza di una visione comune. Non avere una definizione univoca di ‘bene comune’ porta infatti a decisioni molto diverse le une dall’altra, con outcome non sempre sostenibili.

In questo contesto lavora SDSN Youth, che forma, investe e monitora i progetti di moltissimi ragazzi: nel 2018 sono stati finanziati circa 200 progetti, sparsi in tutto il mondo. Vi sono poi dei cluster interessanti, che riguardano soprattutto i Paesi del sud del mondo: Nigeria, India, Uganda e Kenya hanno moltissimi progetti con l’SDSN Youth. Come spiega Piselli il motivo di questi cluster è molto semplice: “Sono i primi ad avere fortissime problematiche strutturali. Ma la voglia di cambiare dei giovani è forte”.

I progetti finanziati dall’associazione non riguardano solo il lavoro: cibo, povertà, lotta alla disuguaglianza di genere e formazione sono solo alcuni degli argomenti scelti nella creazione di un’attività. Solo per citarne uno: in Camerun il programma ha finanziato la creazione di un’attività che crea un fertilizzante naturale, ottenuto dal cibo sprecato. Molto spesso queste realtà, per motivi burocratici, nascono come no-profit, ma l’obiettivo nel lungo periodo è quello di generare utili.

Nonostante la presenza di molteplici accordi e tratti, in realtà la politica è uno degli attori che più di tutti rallenta il futuro delle nuove generazioni. Ed è per questo che, secondo Dario Piselli, dovremmo rivolgerci più al mondo della finanza sostenibile che ai politici: “Il problema della politica si chiama ‘dipendenza dal percorso’; è più facile fare quello che si è sempre fatto, invece di pensare a come creare nuovi modi di fare la stessa cosa ma in modo migliore”. Mentre il mondo del buisness ha già capito da lungo tempo che pensare in termini di sostenibilità non solo conviene, ma è un bisogno necessario. Un capitale ambientale intatto e resiliente è fondamentale alla supply chain delle aziende; inoltre, attuando pratiche ecosostenibili, il ritorno economico di lungo termine è maggiore. Usando le parole di Paul Polman, CEO dell’azienda Unilever: “devo prendere decisioni che non guardino solo al breve termine. Il mio obiettivo è quello di essere qui tra 50 anni”.

Gloria Falorni