Rifiutopoli, veleni e antidoti

Rifiutopoli è “il mondo di sotto, fatto degli scarti quotidiani prodotti dai nostri consumi e di chi si approfitta della nostra distrazione per trasformarli in un business, che avvelena per sempre la nostra salute”. “Rifiutopoli, veleni e antidoti” è il titolo della conferenza spettacolo messa in scena, nella splendida crociera dell’Ospedale Vecchio, dal giornalista Enrico Fontana (direttore del mensile La Nuova Ecologia e già coordinatore nazionale di Libera) e dal disegnatore Vito Baroncini che supporta graficamente la narrazione, grazie al suo talento e alla sua lavagna luminosa. Prodotta dalla Fondazione Cinemovel e patrocinata da Legambiente che l’ha proposta nel Festival dello Sviluppo Sostenibile.

Lo spettacolo racconta le storie di chi tutti i giorni deve fare i conti con le ecomafie e con i business correlati allo smaltimento abusivo. Il tessuto del racconto è un mosaico di esperienze vere intervallate emblematicamente dal ritratto della farfalla, uno dei pochi esseri viventi che trae nutrimento dalla putrefazione degli scarti organici.

Lo scenario italico maggiormente vessato dalle ecomafie è l’area campana che funge da centro di gravità della narrazione. Sin dagli anni Novanta l’entroterra napoletano e casertano è costellato di discariche a cielo aperto e di interi appezzamenti di terreno imbottiti di scorie che, nonostante ciò, vengono coltivati. Questa terra è comunemente chiamata “La terra dei fuochi”. Qui l’immondizia per anni ha avuto lo stesso valore dell’oro, come dirà Nunzio Perrella ai giudici durante il suo processo (Perrella è il primo pentito di ecomafie che ha scontato la sua pena e solo pochi mesi fa ha collaborato con la testata giornalistica partenopea Fanpage.it per smascherare i traffici di rifiuti tutt’oggi presenti, ndr).

La “terra dei fuochi” è da molti considerata come il luogo dove insieme ai rifiuti è stata abbandonata anche la dignità dei cittadini. Ma è anche la terra di Francesco Del Prete, un semplice venditore ambulante, che si è ribellato al pizzo imposto sui sacchetti di plastica. Fondatore del sindacato autonomo dei venditori ambulanti, Del Prete viene assassinato il giorno prima del processo nel quale avrebbe testimoniato. La sua lotta non è però terminata, a portarla avanti c’è il figlio, che è ripartito da quei sacchetti che hanno ammazzato il padre. Oggi li produce in maniera ecosostenibile grazie all’estrazione delle fibre di mais.

Rifiutopoli è anche la storia di Ilaria Alpi e del suo collega cameramen Miran Hrovatin, assassinati a Mogadiscio nel marzo del 1994, solo perché stavano portando alla luce la presenza di un traffico di rifiuti in una Somalia dilaniata dalla guerra civile. È la storia del comandante Natale De Grazia che negli anni Novanta indaga su sospetti affondamenti di navi contenenti rifiuti tossici e morto a causa di un malore che solo a distanza di anni si riterrà dovuto ad avvelenamento. È la storia di migliaia di bambini di tutto il mondo che quotidianamente rovistano nei rifiuti elettronici, per ricavare componenti da rivendere. È l’istantanea desolante che raffigura le migliaia di tonnellate riversate in mare, divenute ormai parte integrante della dieta dei pesci che le mangiano inconsapevolmente poiché mescolate con il plancton. Rifiutopoli è la storia di tutti coloro che hanno combattuto e combattono ancora contro smaltimento illecito dei rifiuti.

L’altra faccia di Rifiutopoli è quella di una Italia leader nel settore dell’economia circolare, che permette di creare nuovi modelli di business che integrano innovazione e sostenibilità come scelta strategica di competitività. È la storia di tante aziende che hanno incanalato la rabbia del vedere la loro terra vessata e stuprata nella creazione di filiere di riciclo leader in Europa e nel mondo.

A concludere lo spettacolo le parole di Fontana: “Se non ci raccontiamo la verità, anche se alle volte provoca angoscia, non reagiremo mai”. Il cambiamento parte dalle nostre scelte quotidiane, solo attuandole al meglio potremmo preservare il mondo e presentarlo nel migliore dei modi alle generazioni future. Ma soprattutto possiamo cambiare sentendoci tutti più leggeri come farfalle.

Salvatore Cappabianca