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La sesta estinzione: biodiversità a rischio

In un affollato Ospedale vecchio, in via D’Azeglio, si è tenuto l’incontro “La sesta estinzione: presentazione di studi sull’estinzione di massa causate dalle attività umane”a cura di Benoit Fontaine, ricercatore francese presso il Museo nazionale di storia naturale di Parigi. Il seminario è stato caratterizzato dalla puntuale traduzione assicurata da Francesca Riolo, volontaria di Fruttorti.

In foto da sinistra: Benoit Fontaine e Francesca Riolo.

Durante il seminario sono stati presentati una serie di studi scientifici riguardanti la perdita di biodiversità e come cercare di arrestare questo processo che, oltre a peggiorare la qualità della vita, rappresenta anche una perdita culturale. Fontaine ha subito precisato che si occupa principalmente di uccelli e molluschi, e molti esempi riguardano proprio questi due gruppi di animali.

La prima considerazione è che nel mondo i due terzi delle specie sono insetti e solo il 3% vertebrati; non si conoscono tutte le specie che vivono sul pianeta, che si stimano possano essere tra i 5 e i 10 milioni.

Quindi come si fa a sapere con che tasso si estinguono le specie? «C’è un organismo apposito che fa questo calcolo rivedendo la letteratura scientifica a disposizione. Numerosi esperti – continua Fontaine mettono in relazione dati riguardanti l’abbondanza della popolazione e l’estensione del range in cui essa si trova e così si stila una classifica del rischio estinzione. Una specie è dichiara estinta quando non ci sono ragionevoli dubbi che sia ancora presente».

Siccome è impossibile contare le specie che si sono estinte, ci sono diversi approcci per farlo: la relazione tra numero di specie e area, maggiore è l’area e maggiore sono il numero delle specie che contiene. Si è scoperto che il tasso di estinzione provocato ad attività umane è molto più elevato rispetto all’estinzione naturale. Oppure lungo una linea temporale si mette la frequenza con la quale una specie viene ritrovata.

I risultati del secondo approccio ha dimostrato che il 10% degli invertebrati terrestri risulta estinto. Questo è un problema anche per i vertebrati che stanno perdendo il loro range di distribuzione negli ultimi anni.

Quali sono le cause della perdita di biodiversità? Deforestazione, aumento della superficie agricola, introduzione delle specie aliene, sovrasfruttamento, traffico illegale di prodotti legate a specie protette, riscaldamento globale.

Le specie animali quindi si sposteranno in una zona diversa per cercare migliori condizioni di vita e anche tutte le altre specie ne subiscono le conseguenze perché alla fine ogni specie è connessa ad un’altra e quindi il problema della perdita di biodiversità è molto grave.

«Nel 1992, alla Conferenza di Rio, un documento è stato firmato da oltre 15.000 ricercatori – afferma Fontaine – che hanno dichiarato che bisogna cambiare il corso delle cose perché altrimenti ci sarà il collasso dei servizi ecosistemici dai quali dipendiamo».

Quali sono le strategie per conservare la biodiversità? Possiamo iniziare a selezionare degli hotspot di biodiversità, nelle quali focalizzare le nostre azioni. Per esempio è importante fronteggiare la sovrappopolazione. Un’altra soluzione è quella di ridurre il numero di pesticidi, in Italia esistono degli incentivi per l’agricoltore che decide di non farne utilizzo. A livello individuale invece possiamo contribuire con una serie di azioni per mantenere la biodiversità, ad esempio: scegliere cibo biologico, mangiare meno carne, utilizzare meno pesticidi nel nostro giardino, utilizzare di più la bicicletta per gli spostamenti, riconnettersi con la natura, farsi coinvolgere nelle iniziative di cittadinanza attiva.

Ciò che risulta importante però è anche la riduzione dei consumi, se tutti vivessero come un italiano medio ci vorrebbero più pianeti per sostenerci. Lo scorso 24 maggio infatti l’Italia ha finito tutte le risorse disponibili nel pianeta per soddisfare le nostre necessità e già si va in debito.

Carmine Albanese

Apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2018

Interrogarci, discutere, far festa. Un messaggio di responsabilità e utopie concrete per salvare il pianeta. Con queste speranze è stata aperta la seconda edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile a Parma, che dal 25 al 27 maggio ospita 62 dei circa 700 eventi sparsi in tutto il territorio italiano. All’apertura erano presenti Paolo Andrei, rettore dell’Università di Parma, Federico Pizzarotti, sindaco della città, il prefetto Giuseppe Forlani e Alessio Malcevschi, coordinatore del Festival e docente universitario.

L’UNIVERSITÀ DEL FUTURO. Paolo Andrei spiega qual è il fil rouge che collega università e Festival, tanto forte da rendere l’Ateneo uno dei partner principali dell’evento. “Ricerca e formazione non possono agire senza interrogarsi sul futuro”, afferma il rettore; raccogliendo la sfida lanciata dell’Agenda 2030, l’università italiana non può più fare gestione o programmi di studi e ricerca, senza avere come fine ultimo la salvaguardia della Terra. In quest’ottica, la facoltà è solo uno degli attori che partecipa al dibattito sulle strade da percorrere; associazioni, imprese e società civile sono invitati e devono partecipare al dialogo, per la costruzione di uno sviluppo sostenibile che tenga conto di impatti sociali e sostenibilità economica, ridando la giusta centralità alle persone e ai loro bisogni. Ma il Festival non è il punto di arrivo. Semmai è il punto d’inizio: come ricorda Andrei bisogna passare ad azioni concrete, che vadano oltre i convegni fatti in un’aula.

ECO TREND.Parlare oggi di sostenibilità è diventata una moda; la cosa più complessa però rimane far cambiare idea alle persone”; così parla Federico Pizzarotti, sindaco della città di Parma. Il primo cittadino sottolinea come sia difficile far cambiare le abitudini dei parmigiani, a favore dell’ambiente, nelle azioni di tutti i giorni. Che si parli del trasporto in automobile o del packaging eccessivo; vivere in modo ecosostenibile spesso è questione di rinunce, che per quanto piccole non si è disposti a fare. Anche le campagne di sensibilizzazione servono a poco: per Pizzarotti “l’immagine della tartaruga avvolta nella plastica non funziona; la tartaruga colpisce chi è già sensibilizzato”. Non rimane che alla politica la missione di suscitare emozioni ed interesse, in modo tale che il cambiamento sia reale. Ma il compito di fare nuove leggi non è affidato in esclusiva allo Stato: anche in realtà più piccole si possono introdurre policy di lungo periodo, che abbiano come obiettivo l’attuazione dei 17 punti di sviluppo sostenibile. In tal senso Parma, nella giornata del 26 maggio, chiuderà al traffico buona parte del centro storico a favore di una zona completamente pedonale e ciclabile: questa giornata è solo una delle tante facenti parte del progetto sperimentale P- Days, che vuole combattere il problema delle emissioni nella città ducale.

FUTURO A SOMMA UNO. È Malcevschi a ricordare ai presenti qual è il premio in palio, qualora riuscissimo a raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030: “Se vogliamo vivere, il nostro orizzonte devono essere le generazioni future”. Ma lo sforzo in tal senso deve essere collettivo; come spiega il prefetto Forlani si tratta di una responsabilità, nei confronti di questa e delle prossime generazioni, “personale e condivisa, che va rinnovata ogni giorno”. Anche l’idea di futuro deve essere rivista: se prima il futuro veniva visto come sempre migliore del passato, oggi si parla sempre più di retrotopia, in alcuni casi di distopia. Malcevschi, citando Enrico Giovannini, ci dice a cosa dobbiamo aspirare: un’utopia sostenibile. Che certamente non dà una soluzione definitiva a tutte le problematiche complesse dell’ambiente, ma è un processo in continuo divenire. “Utopia significa questo – spiega il professore – non sappiamo dove andremo, ma non vogliamo stare fermi. Vogliamo camminare”.

il festival

FSS2018

Il Festival

A partire dalla sottoscrizione dell’Agenda 2030 e degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable development goals – SDGs, nell’acronimo inglese) da parte dell’Assemblea generale dell’Onu nel settembre 2015, in tutto il mondo organizzazioni internazionali, governi centrali, enti territoriali, associazioni imprenditoriali e della società civile si sono mobilitate per disegnare e realizzare politiche e strategie per raggiungere i 17 Obiettivi e i 169 Target su cui tutti i Paesi del mondo si sono impegnati.

Sulla scia di questa spinta globale, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), con oltre 180 organizzazioni e reti della società civile, promuove la seconda edizione del Festival dello sviluppo sostenibile: una iniziativa  di sensibilizzazione e di elaborazione culturale e politica diffusa su tutto il territorio nazionale.

Il Festival rappresenta il principale contributo italiano alla Settimana europea dello sviluppo sostenibile (Esdw) e si svolgerà nell’arco di 17 giorni, dal 22 maggio al 7 giugno, durante i quali si terranno eventi (come convegni, seminari, workshop, mostre, spettacoli, presentazioni di libri, manifestazioni di valorizzazione del territorio) per richiamare l’attenzione sia sui 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, sia su dimensioni trasversali che caratterizzano l’Agenda 2030, dall’educazione alla finanza, dagli strumenti per il disegno e la valutazione delle politiche alle modifiche degli assetti istituzionali per favorire il percorso verso la sostenibilità. Oltre agli eventi convegnistici, il Festival proporrà anche incontri con personaggi di spicco ed esperti in modalità più informale, proprio per favorire momenti di scambio e di dibattito.

Il Festival risponde alla necessità sempre maggiore di sensibilizzare e coinvolgere fasce sempre più ampie di popolazione sui temi della sostenibilità economica, sociale e ambientale, affinché non solo gli addetti ai lavori possano promuovere un cambiamento culturale e di nuovi comportamenti individuali e collettivi ma venga anche stimolata una richiesta “dal basso” in grado di vincolare la leadership del Paese al rispetto degli impegni presi in sede Onu.

Inoltre il Festival vuole dare voce a cittadini, imprese, amministrazioni locali e  società civile per favorire il confronto e la condivisione di best practice sui temi dell’Agenda 2030. È infatti fondamentale una collaborazione di tutte/i e ai diversi livelli istituzionale, politico, imprenditoriale e accademico, oltre che dei cittadini, per far sì che lo sviluppo sostenibile diventi la cornice di riferimento dell’agenda nazionale, politica ed economica.

Il Festival 2018, all’indomani delle elezioni politiche nazionali e regionali, rappresenterà una tappa importante per sensibilizzare i nuovi eletti su sfide e opportunità rappresentate dai nuovi modelli di sviluppo, raccogliere proposte e offrire contributi alla formazione delle strategie politiche ed economiche future.

La collaborazione instaurata con la Rete delle università per lo sviluppo sostenibile (Rus), creata dalla Conferenza dei rettori delle università italiane, assicurerà la partecipazione di molti tra i maggiori esperti delle diverse materie, oltre che degli studenti universitari di tutta Italia.