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Ambiente, sviluppo, pace

27 maggio – Ambiente, sviluppo e pace sono interconnessi

«Siamo a un bivio vero, estremo. Il messaggio è spaventoso: da un lato c’è la catastrofe; dall’altra parte c’è un percorso che farà stare tutti più ricchi e vivere meglio». Sembra scherzare, Grammenos Mastrojeni, coordinatore dell’area ambiente della cooperazione allo sviluppo del Ministero Affari Esteri, intervenuto al Festival dello Sviluppo Sostenibile sul tema “Ambiente, sviluppo, pace. Trasformare tre problemi in una soluzione”, ma poi va dritto al punto: «La chiave è lo sviluppo sostenibile, che non è un lusso estetico ma il mettersi in sintonia con le ricchezze del pianeta. Il collasso dell’ambiente travolgerà anche noi, aumentando i conflitti. Invece se ci dedichiamo all’ambiente costruiremo giustizia e pace».

Mastrojeni, introdotto dai docenti dell’Università di Parma, Alessio Malcevschi e Sergio Manghi, ha spiegato con molti esempi la situazione drammatica del pianeta Terra che da sempre è contraddistinto «da caoticità e ciclicità prevedibile. È dall’equilibrio naturale che abbiamo avuto negli ultimi 10 mila anni, come il ripetersi dei cicli stagionali, che dipende il valore economico, o semplicemente il valore, di tante attività». Oggi stiamo seriamente incidendo sui nove fattori che caratterizzano la vita del pianeta, tra le peggiori situazioni vi è la perdita di biodiversità: «Stiamo perdendo specie ed esemplari – ha detto Mastrojeni – gli scienziati dicono che ci avviamo verso la sesta transizione biotica, che, tradotto, significa estinzione di massa. L’ultima fu quella dei dinosauri, 65 miliioni di anni fa, quando sparirono 8 specie su 10 nell’arco di 30-100mila anni. Oggi l’estinzione di massa la stiamo provocando noi e in tempi rapidissimi: se non interveniamo si concluderà in 300 anni. E il messaggio ci viene dalle api: “quando ce ne andremo vi portiamo tutti dietro”».

Acidificazione degli oceani, emissioni inquinanti, scioglimento dei ghiacci e del permafrost (le terre ghiacciate nell’Artico) sono le altre minacce concrete che portano al surriscaldamento globale.
L’impatto dei cambiamenti climatici è alla base di molte situazioni di crisi nelle aree del pianeta e il diplomatico della Farnesina fa diversi esempi, soffermandosi sulla fascia del Sahel «a rischio desertificazione» dove «la superficie del lago Ciad in 50 anni è calato da 25.000 m2 a 1.400 m2» e su quel lago si affacciavano quattro stati. E, guarda caso, è lì che prospera “Boko Haram”, è da lì «che si origina la gran parte dei migranti».
A dispetto del quadro cupo così descritto Mastrojeni è convinto: «Tutto questo lo possiamo evitare puntando sulla qualità della vita. La somma dei comportamenti individuali può produrre risultati migliori degli Accordi di Parigi della Cop 21. Guardate che il risparmio energetico vi fa vivere meglio e vi lascia più soldi in tasca. Se correggiamo l’alimentazione, riducendo l’obesità e puntando sulla salute ne traiamo un beneficio complessivo anche per il clima». E infine, accennando al G7 di Taormina, «Trump cerca di svicolare dagli impegni sull’ambiente ma l’economia già guarda in una direzione diversa: se robotizzando la produzione aumento i dividendi ma non distribuisco ricchezza, la gente poi non ha i soldi per comprare i prodotti e tutto si ferma, per questo stiamo vedendo che la green economy è la strada, che richiede impieghi qualificati di persone vere, nel rispetto della natura. La natura che, come ha scritto papa Francesco, ci dice che a salvare i poveri si salva tutto».

“La Sostenibilità non è un problema da risolvere, è il futuro che possiamo creare.” (Peter Senge)