20170531_171657

Ciao fossili

31 maggioLa salvezza del pianeta è l’addio ai combustibili fossili. Gli USA escono dagli accordi sul clima “una gravità inaudita”

L’annuncio di Trump delle ultime ore, che fa presupporre un disimpegno degli USA dagli accordi di Parigi sul clima non è passato inosservato al Festival dello Sviluppo Sostenibile. «Se gli Stati Uniti uscissero dall’accordo internazionale sul clima sarebbe di una gravità inaudita» afferma secco Luca Lombroso, meteorologo e divulgatore ambientale, nel corso del suo intervento. «Ancora non siamo in grado di capire cosa voglia fare il presidente Trump. – specifica Lombroso – Certo ci sarebbe una differenza grossa se volesse uscire solo dagli Accordi di Parigi, un percorso che durerebbe tre anni in pratica l’intero mandato di Trump, oppure se intenderà uscire dall’intera convenzione sul clima (IPCC), in questo caso ci metterebbe un anno ma sarebbe ancor più grave, non solo per i tempi brevi. Occorre che la diplomazia faccia molto lavoro, anche se da come è andato il G7 e dalla posizione assunta dalla cancelliera Merkel la questione del clima è un sintomo di diversità politiche ben più rilevanti».

Il problema è che gli USA sono i principali responsabili delle emissioni di gas serra, e se dovessero disdire gli impegni a ridurli la situazione mondiale ne risentirà in negativo. «I cambiamenti climatici sono l’obiettivo numero uno dell’Agenda Onu 2030, da loro discende tutto il resto: sviluppo, povertà, acqua, foreste» dice Lombroso nel presentare il libro “Ciao Fossili. Cambiamenti climatici, resilienza e futuro post carbon” e nel successivo dibattito su “Oltre la COP21 di Parigi: verso la decarbonizzazione” affiancato da Giovanni Michiara, di Manifattura Urbana.

Basta il dato dell’anidride carbonica, principale gas serra. «Quando cominciai le misure – spiega il meteorologo modenese – nel 1987 il livello nell’aria di CO2 era di 340 ppm, parti per milione. Nel 2012 era salito a 292. Nel 2016 era a 406. Oggi siamo a 408. Possiamo dire che il principale gas serra è fuori controllo. La quantità e la rapidità della crescita non ha precedenti negli ultimi 400 milioni di anni, è come se tornassimo all’epoca dei dinosauri“.

Lombroso ritiene che «la strada per la salvezza è una sola e si chiama “decarbonizzazione”, ossia dire addio ai combustibili fossili e sostituirli con l’energia da fonti rinnovabili». Il meteorologo cita molti esempi possibili nel libro, e crede che si possa fare «con la governance globale da un lato e l’impegno dei singoli cittadini dall’altro» al fine di «trovare un nuovo equilibrio per vivere bene».

La strategia è la «decarbonizzazione entro il 2050. Questo significa uscire dall’ottica che devono aumentare i consumi; migliorare l’efficienza energetica; intervenire a tappeto sull’edilizia esistente per portarla a emissioni zero al 2030 e si può fare; avere tutta l’elettricità da fonti rinnovabili, cosa già possibile». E poi due azioni, più problematiche: «il problema del trasporto è il più grosso. In base agli esiti di Parigi se vogliamo contenere l’aumento di temperatura entro i 2° C rispetto all’epoca preindustriale, sono già state stilate previsioni da esperti che dicono che dovrebbe essere venduto l’ultimo motore a scoppio fra 5 anni e, nel 2030, fermare la circolazione di tutte le auto a combustibili fossili. Infine l’alimentazione: dobbiamo mangiare meno carne».

“La Sostenibilità non è un problema da risolvere, è il futuro che possiamo creare.” (Peter Senge)