L’Australia brucia, chi sarà il prossimo?

Cosa significa se l’Australia brucia, se interi ettari scompaiono avvolti dalle fiamme, se milioni di specie rimangono senza un riparo e rischiano l’estinzione, se le abitazioni crollano e intere famiglie rimangono sfollate senza più nulla da un giorno all’altro? Che impatto ha tutto questo sul nostro pianeta?

A scuola ci hanno insegnato che tutto ha un significato, ma non tutto purtroppo può avere una spiegazione logica. Appiccare incendi dolosi non può avere una spiegazione logica, vuol dire che non si conoscono le conseguenze di un atto così terribile.

In alcuni casi purtroppo si tratta di incendi dolosi, scatenati dall’ignoranza e la crudeltà delle persone: alle volte per colpa di un mozzicone di sigaretta lasciato cadere sulla terra arida o sterpaglie. Secondo Rai news, la polizia australiana ha dichiarato di avere arrestato oltre 180 persone sospettate di avere appiccato incendi nel Nuovo Galles del Sud, tra queste sarebbero presenti 40 minorenni.

Cosa vuol dire se interi ettari di foreste e boschi bruciano? Nel momento in cui un albero brucia rilascia la stessa quantità di CO2 che ha assorbito durante il processo di fotosintesi. Da agosto ad oggi, gli incendi boschivi nelle antiche foreste del Nuovo Galles del Sud, avrebbero provocato l’emissione di 250 milioni di tonnellate di CO2, ovvero la metà delle emissioni annuali del Paese.

Non ci sono solo incendi dolosi. La realtà è che i cambiamenti climatici sono davanti agli occhi di tutti, carta canta: i dati diffusi dagli scienziati del sistema Copernicus evidenziano che il 2019 è stato il secondo più caldo della storia. “La siccità è un evento periodico naturale, ma il fatto che questa sia la peggiore siccità mai registrata in Australia e che nel 2019 abbiamo infranto più volte i record assoluti delle temperature è un’indicazione abbastanza inequivocabile che i cambiamenti climatici hanno peggiorato la situazione” ha dichiarato il Professor Owen Price dell’Università di Wollongong. Ci vuole quindi veramente poco per un piccolo incendio trovare terreno fertile per propagarsi e diffondersi a macchia d’olio, distruggendo abitazioni, habitat naturali e qualsiasi cosa si ponga davanti.

Il riscaldamento globale, come meglio sarebbe definirlo “global warning” perché si tratta di una grave e seria emergenza climatica quella che stiamo vivendo, sta mettendo a repentaglio la vita del nostro sistema compromettendo la sfera economica, ambientale e sociale. Il Primo Ministro Scott Morrison non crede ai cambiamenti climatici, ha dichiarato che non impiegherà il suo governo conservatore nella lotta al cambiamento climatico, andando così contro al 13 Goal dell’Agenda 2030 Onu sottoscritta dai 193 Paesi membri nel 2015. Ma di questo non tutti ne parlano. La lotta al cambiamento climatico non può essere un’utopia deve essere un’azione concreta da mettere subito in atto.

Se non abbiamo a cuore la salvaguardia degli ecosistemi terrestri, di quelli marini, della qualità dell’aria che respiriamo non abbiamo a cuore né la nostra vita né quella dei nostri figli. La Grande Barriera corallina, una delle meraviglie del mondo che si trova in Australia, non ha da sopravvivere che una manciata di decenni se non ci sarà un inversione totale di rotta nella riduzione di emissioni di CO2 che comporta l’acidificazione degli oceani.

Il WWF ha dichiarato che sono circa 8mila i koala dispersi negli incendi (il 30% della specie) e moltissime altre specie di mammiferi e uccelli sono rimasti coinvolti: “Oltre un miliardo di animali potrebbero essere stati uccisi direttamente o indirettamente dagli incendi che hanno bruciato 8,4 milioni di ettari in tutta l’Australia”. Senza contare la decimazione cui saranno sottoposti in questi giorni i cammelli che nel sud del Paese, nella APY Lands, saranno nel mirino di tiratori professionisti: secondo un funzionario locale, sentito dalla Cbs, nel mirino dei cecchini ci sono tra i 5mila e i 10mila cammelli. Perché questa scelta che potrebbe essere considerata un atto abominevole? Perché a causa degli incendi e dalle condizioni climatiche avverse questi animali stanno diventando un serio pericolo per le comunità aborigene locali mostrando sia atteggiamenti aggressivi verso gli uomini sia mettendo a repentaglio le poche riserve di acqua della zona.

Il professor Chris Dickman dell’Università di Sydney ha affermato che: “È probabile che molti degli animali colpiti siano stati uccisi direttamente dagli incendi, mentre altri soccombono in seguito a causa dell’esaurimento del cibo e delle risorse di ricovero e predazione da parte di gatti selvatici e volpi rosse. La stima include mammiferi, uccelli e rettili e non include insetti, pipistrelli o rane”. Nei prossimi giorni altri animali moriranno di fame e stress da caldo mentre combattono per trovare cibo e riparo nel loro habitat decimato.

Siamo disposti a sentirci parte colpevole in questo disastro ambientale e sociale schiacciato dagli interessi economici di pochi che pensano a trarne profitto dai combustibili fossili piuttosto che ripensare a un nuovo modello di economia circolare e da fonti rinnovabili? Certamente ognuno di noi può essere un piccolo frammento di un cambiamento positivo ma la vera svolta deve partire pensando a un nuovo modello di sviluppo economico e politico messo in atto in primis da multinazionali e governi. Quante altre Amazzonia, Siberia, Artico, Repubblica Democratica del Congo e Australia volete ancora che brucino lasciandoci solo una tragica visione di devastazione in un contesto di un futuro instabile?

Leave a Reply