Blu Parma: architettura sostenibile ed inclusione sociale in armonia con l’ambiente

Se c’è un fattore positivo di questo ultimo anno, che da poco si è concluso, è stata la grande attenzione suscitata da Greta Thunberg sui cambiamenti climatici e sull’inerzia del mondo politico nell’affrontarli seriamente.

Non bisogna però solamente pensare che la crisi climatica in cui ci troviamo a vivere sia solo un concetto che metta in pericolo l’ambiente: è un questione che ingloba nel suo vortice anche la sfera economica e sociale. Bisogna ripensare completamente al modello di società in cui viviamo, valorizzandone la parte sociale, tenendo in considerazione i più fragili, gli emarginati, abbattendo le disparità di genere e promuovendo la socializzazione e l’inclusione sociale. Dall’altro lato ci vuole un sistema economico e finanziario pronto a rispondere alle nuove esigenze di una popolazione sempre più numerosa, che vive in contesti anche difficili per mano dei cambiamenti climatici, che richiede soluzioni innovative, tecnologiche e a basso impatto ambientale. Secondo i dati Unicef attualmente metà della popolazione mondiale vive in ambiente urbano: 3,5 miliardi di persone, che saliranno a 6 miliardi nel 2030. Insomma poco spazio per tutti.

Possiamo intervenire per rispondere a un esigenza che ci obbliga a ripensare al nostro modo di vivere le città?

Oggi più che mai il campo dell’edilizia è chiamato a rispondere a queste esigenze: i cittadini sempre di più chiedono appartamenti a basso consumo energetico, disperdere meno calore (quindi inquinare meno) anche per pagare meno le bollette sempre più care, non impattare sull’ambiente e la loro scelta è influenzata dalla presenza o meno di verde nel quartiere. Uno studio condotto dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Chicago ha dimostrato che vivere in un zona dove sono presenti alberi comporta un significativo miglioramento della salute cardiovascolare e metabolica. Riusciremo ad intervenire anche nella nostra città andando nella giusta direzione?

E’ questo uno degli spunti dell’analisi condotta da Manifattura Urbana che ha portato l’associazione a porre le basi per il progetto Blu Parma: un grande spazio rigenerato a misura d’uomo in armonia con la natura e gli edifici che si estende nella zona di via Toscana comprendendo i quattro istituti professionali (Ipsia, Itis, Giordani, Bertolucci). “Il progetto è stato pensato sulla base dei 17 obiettivi dell’Agenda Onu 2030, non solo formando un team variegato e multidisciplinare ( psicologi, architetti e ambientalisti ecc. ndr) – dichiara Francesco Fulvi, ex presidente di Manifattura Urbana ed attualmente segretario –  ma anche perché crediamo che sia molto importante creare una situazione di integrazione che invogli gli studenti a vivere gli spazi comuni post scuola. Vogliamo creare una zona salubre con un microclima che permetta agli studenti di respirare aria buona”.

Inquadramento area dell’analisi e del progetto (Manifattura Urbana)

L’analisi sulla zona nasce dalla volontà manifestata dai dirigenti scolastici per cercare di rigenerare e dare nuova vita a una delle zone più degradate della nostra città: Manifattura Urbana è stata così incaricata di svolgere una triplice analisi sociale, urbanistica ed ambientale. “Innanzitutto abbiamo sottoposto dei questionari agli studenti – riporta Fulvi accentuando l’importanza che i giovani ricoprono in questa partita – per capire come avrebbero voluto che venisse migliorata la situazione, per comprendere al meglio le loro esigenze”. Altrettanti questionari sono stati rilasciati anche ai docenti e ai cittadini del quartiere (per un totale di 6mila persone).

Per Manifattura Urbana, in questo come in tanti altri progetti, l’intervento degli studenti è fondamentale nella realizzazione delle opere (piccole e grandi), motivazione per cui si costruirà anche un altro Modulo Eco (progettato da alcuni studenti dell’Itis) che, una volta ultimato, sarà messo a disposizione degli istituti del Blu Parma come aula didattico-scientifica. “I materiali che saranno utilizzati per la sua realizzazione sono tutti eco-sostenibili – afferma Fulvi – dalla terra cruda al sughero, dalla fibra di canapa (utilizzata come isolante) alla struttura in legno. Quasi tutti i materiali, una volta si dovesse smontare Modulo, possono essere rilasciati nei campi senza impattare sul suo stato. Non volgiamo arrenderci al fatto che per  l’amianto si è fatta una grande campagna di sensibilizzazione sulla sua nocività mentre sugli altri materiali, sugli sprechi e consumi delle case odierne non c’è una adeguata informazione che non riguarda solo l’ambiente ma anche l’impatto che ha sull’uomo”.

Come si è immaginata una parte dell’area del progetto (Manifattura Urbana)

Cariparma ha finanziato il primo lotto del progetto che vedrà a breve l’uscita del bando pubblico per la realizzazione.

Lo scopo è lanciare uno specifico messaggio: si può e si deve ridurre l’impatto ambientale di edifici e costruzioni per migliorare la qualità di vita e dell’aria. Verrà anche sperimentato un isolante con un imbottitura di capelli umani per valutarne le proprietà.

Un manifesto del costruire sano e compatibile con la natura, che incarna la sostenibilità e riporta al centro l’importante questione sociale, senza tralasciare l’impronta economica che si riversa nel concetto di economia circolare spezzando la lancia a favore dei materiali di recupero e a basso impatto ambientale.

Interno del Modulo Eco (Manifattura Urbana)

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