Agenda 2030 e sviluppo sostenibile

Sono veramente poche le persone che conoscono o che hanno sentito parlare di Agenda Onu 2030. Colpa della scarsa comunicazione a riguardo, del poco interesse per le decisioni che vengono prese ai vertici internazionali, della sfiducia nel futuro, colpa dei politici, delle multinazionali o dei cittadini stessi?

Le cause potrebbero essere varie e concomitanti ma non è questa la sede in cui ricercare un colpevole, bisogna mettersi in gioco, informarsi e fare pressione affinché a livello locale e globale vengano prese serie decisioni per intraprendere una strada di sviluppo sostenibile.

Secondo una ricerca svolta da Ipsos per la BCFN, che ha coinvolto 800 giovani tra i 14 e i 27 anni, solo il 17% conosce gli Sdg mentre per 6 su 10 a raggiungerli ci dovranno pensare le generazioni future.

Il dato più allarmante e che dovrebbe farci riflettere è proprio l’ultimo in cui la maggior parte degli intervistati è convinto che debbano essere le generazioni future a raggiungere gli obiettivi fissati dall’Onu. Non può essere una questione che riguarda le generazioni future, riguarda tutti e da molto tempo ma solo nell’ultimo anno si è posta l’attenzione a queste tematiche. Ma non tutto è perduto.

Chiariamo innanzitutto che cos’è l’Agenda Onu 2030.

Il 25 settembre del 2015 viene approvata e sottoscritta l’Agenda 2030 da parte dai 193 Paesi membri dell’Onu. I sottoscriventi decidono di impegnarsi per portare il mondo su un sentiero di sviluppo sostenibile concependo che l’attuale modello economico-finanziario, sociale ed ambientale non sia più sostenibile. Nel documento sono fissati 17 Obiettivi (SDGs acronimo inglese che significa Sustainable Development Goals), declinati in 169 target ed il suo messaggio di speranza e globalità è “nessuno sia lasciato indietro” come ha riportato a suo tempo Antònio Gutteres, Segretario Generale Onu.

 La novità più importante è la seguente: il concetto di sostenibilità non rientra più solamente nella sfera ambientale ma viene concettualizzato un nuovo modello di sostenibilità in cui si trovano in relazione e armonia la sfera sociale, ambientale ed economica. Per fare un esempio: come si può pensare di proteggere gli ecosistemi marini (sdg 14) e terrestri (sdg 15) se non si tiene in considerazione anche la salute delle persone (sdg 3), se non si assicura un adeguato livelli di istruzione a tutti (sdg 4), se non si diminuiscono le differenze in e tra le nazioni (sdg 10), se non si avvia un modello di economia circolare in cui il rifiuto non è visto più come uno scarto da eliminare ma come una risorsa (sdg 12). Sono 17 gli Obiettivi che concorrono a riportare il mondo su una strada di sviluppo sostenibile perché non esiste un secondo o un terzo pianeta dove vivere o da cui prelevare le risorse (come ci insegna l’Overshoot day).

Comunicare la complessità è un must per chi vuole parlare di Agenda 2030 che è complessa – riporta in un intervista Enrico Giovannini, portavoce di ASviSma senza complessità non riusciremo a portare il mondo su un sentiero di sviluppo sostenibile. Ci servono le tecnologie, una governance e un cambiamento di mentalità per affrontare questa complessità. Senza perdere la speranza dobbiamo riconoscere i problemi che ci sono e accellerare perché il tempo che abbiamo per evitare che tutto questo diventi esplosivo non è molto”.

Oggi si conclude a Davos il World Economic Forum, il summit economico che si tiene ogni anno, a cui partecipano 117 Paesi e riunisce politici, economisti, dirigenti d’azienda, leader dell’alta finanza, banche, case farmaceutiche e studiosi.

L’accordo di Parigi per frenare il riscaldamento globale potrebbe essere una questione di sopravvivenza per l’intero continente” avverte la cancelliera Merkel. “Il mondo è in mezzo a una crisi che tutti spero comprendiamo e rischia una catastrofe di cui siamo noi stessi gli artefici” esordisce il Principe Carlo. “Si inizi ad ascoltare la scienza e si inizi a considerare la crisi per quello che è” ammonisce Greta Thunberg. Queste sono solo alcune citazioni che hanno animato il Forum di Davos in cui una delle questioni più rilevanti riguardava proprio la minaccia dei cambiamenti climatici.

 Il tema di questa 50esima edizione “Stakeholders per un mondo sostenibile e coeso” che, secondo quanto riportato dai media, avrebbe permesso ai partecipanti di definire nuovi modelli per la costruzione di società sostenibili ed inclusive. Sarà stato veramente così?

Iniziamo intanto a formare una società più informata riguardo queste tematiche per poter richiedere sempre di più a livello locale degli interventi concreti da mettere subito in atto.

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