Inquinamento urbano: quanto è pericoloso il PM

Nel 1992 esce nelle sale cinematografiche il film di animazione Ferngully, dove le attualissime tematiche sociali e ambientali (inquinamento e disboscamento) si intrecciano in uno scenario fatato promuovendo ideali di pace e del vivere in armonia con la natura, rispettandola, per il nostro benessere e per quello delle generazioni future.

Nel cartone animato tra i protagonisti (i cattivi) ci sono proprio lo smog, il petrolio, i gas combusti, rappresentati nel modo più inquietante e terrificante per rimarcare la paura che il loro uso improprio e sconsiderato dovrebbero suscitare in noi. 

L’origine della parola smog viene dal mix di due parole inglesi fog nebbia e smoke fumo, una forma di inquinamento atmosferico che si trova nei bassi strati dell’atmosfera terrestre che ha forti ripercussioni non solo sull’uomo ma sull’intero sistema. E’ proprio qui che si annida in diverse composizioni e frazioni dimensionali il particolato.

Emissioni di macchine a disel (in particolar modo), usura dei freni e pneumatici delle auto, riscaldamento domestico, camini, industrie, agricoltura e allevamento intensivi sono tra i principali responsabili emissari delle famigerate polveri sottili (PM10, PM2,5) di cui tanto si sente parlare e che sempre di più scatenano paura nelle città ma senza lasciare spazio ad una vera azione da parte delle amministrazioni locali per contrastarle e limitare il loro impatto.

Facciamo chiarezza su cosa sono le polveri sottili e che problemi si portano appresso.

Il Particolato atmosferico (Particulate Matter, PM) è l’insieme di particelle liquide e solide sospese in atmosfera comprese da pochi nanometri a decine/centinaia di micrometri, caratterizzate da diversa origine, forma, area superficiale e composizione chimica.

Le sorgenti antropiche hanno contribuito ad incrementare notevolmente la quantità di particolato rilasciato in atmosfera e questo aspetto necessita grande attenzione dal momento che gran parte delle particelle emesse hanno dimensioni fini e derivano da processi di combustione. Di conseguenza possono quindi avere un severo impatto sui sistemi viventi, sull’ambiente e non per ultimo anche sull’economia.

L’esposizione al PM rappresenta un importante fattore di rischio per l’insorgenza di patologie acute e croniche dell’apparato respiratorio, quali crisi d’asma, bronchiti, enfisema, allergie e tumori, ma anche patologie a carico dell’apparato cardiocircolatorio, senza tralasciare le possibili conseguenze sul resto del corpo, fino alla formazione di cellule cancerogene.

“Fondamentale per stabilire gli effetti tossici sulla salute umana è la caratterizzazione chimica del Particolato atmosferico – riporta Megi Vogli, dottoranda presso l’Università di Parma – poiché nella frazione fine è maggiore la concentrazione degli idrocarburi policiclici aromatici: ovvero molecole generate dai processi di combustione che ritroviamo nelle emissioni veicolari, in particolar modo da quelle diesel, e dal riscaldamento degli edifici che risultano avere maggiori concentrazioni durante la stagione invernale”.

Più le particelle sono piccole e fini (PM2,5) più riescono a penetrare nei polmoni fino a raggiungere bronchi e alveoli. Le polveri grossolane, invece, vengono definite frazione toracica, in quanto sono in grado di penetrare nel tratto superiore dell’apparato respiratorio, dal naso alla laringe alla trachea. Per esempio: se camminando per strada ci viene da tossire perché sentiamo che c’è aria pesante (da smog), il nostro corpo inizierà a produrre muco poiché le mucose si sentiranno irritate, di conseguenza, il nostro sistema corporeo cercherà di espellerle tossendo. In ultimo il Particolato Ultrafine, grazie a dimensione e proprietà chimico-fisiche, è in grado di raggiungere gli alveoli polmonari, passando direttamente nel circolo ematico aggiungendo altri organi e distretti corporei.

Secondo il rapporto dell’OMSRassegna delle prove sugli aspetti sanitari dell’inquinamento atmosferico”, un’esposizione prolungata al particolato fine può scatenare l’aterosclerosi, creare problemi alla nascita e malattie respiratorie nei bambini e causare “effetti cronici quali la mortalità per patologie cardiologiche e respiratorie, tra cui anche il tumore al polmone”. L’Agenzia Europea dell’Ambiente stima che nel 2015 in Europa l’esposizione a concentrazioni elevati di PM sia stata responsabile della morte prematura di circa 442mila persone.

Secondo l’Agenzia Ambientale Europea (EEA) – come si legge nel Rapporto di Legambiente Mal’aria di città 2020l’inquinamento atmosferico continua ad avere impatti significativi sulla salute della popolazione europea, in particolar modo per i cittadini delle aree urbane. Gli inquinanti sotto osservazione, in termini di rischio per la salute umana, sono le polveri sottili (Pm), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono troposferico (O3)”.

Tutte queste problematicità e sfide da vincere sono contenute nell’Agenda 2030 e riguardano proprio queste tematiche: salute e benessere (sdg 3), imprese innovazione e strutture (sdg 9), città sostenibili (sdg11), lotta al cambiamento climatico (sdg 13).

La Pianura padana è une delle zone più inquinate non solo del nostro Paese ma d’Europa

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